Turkish Highline Carnival - Racconti da un'altra prospettiva

E' il terzo anno che partecipo al festival ma quest'anno farò parte del rigging team; perciò oltre al mio misero bagaglio, porto con me anche una quarantina di chili di gear. Arrivata in Turchia mi aspettano all'aereoporto Tobi e Augustin, anche detto Tino, entrambi carichi più o meno come me.
Andiamo in città con un bus, corriamo dentro ad un supermercato uscendone con altri 10 chili di bagaglio e balziamo sopra un taxi. Schiacciati come sardine, con fantastici remix tamarri turchi, sfrecciamo nella notte per una quarantina di minuti fino ad arrivare a casa, dove c'è già gente che ci aspetta. In serata arriva anche la crew turca, cuciniamo una pastasciutta scotta (mea culpa, ero disattenta) e ci godiamo la calma della casa ancora vuota.

• Esplorazione

La valle è silenziosa e poco abitata, qualche vecchia macchina percorrere raramento lo stradone; per il resto capre, cani randagi e la casetta del gozleme sul sentiero per Anatolia. Le falesie sono immense, la roccia è tridimensionale e tagliente e ti ingloba con le sue stalattiti e le sue grotte che gli regalano tante sfumature e colori. In lontananza si vede il mare, e il canto del muezzin rimbomba in tutta la valle accompagnandoti nelle session solitarie e silenziose. La natura quaggiù è bellissima e rigogliosa e la notte è stellata e selvaggia.
Un giorno con Marc, Maggie e Rolli andiamo a scalare nel settore degli Ottomani, o qualcosa del genere, insomma il nome era abbastanza trionfante. Il primo tiro è pazzesco, la via ad un certo punto entra dentro ad una grotta nella roccia, e sbuca sopra un buco poco più in alto. Di quelle arrampicate che ti gasano talmente che mentre le scali ti sembra di stare su El Capitan assicurata da Honnold. Sulla via del ritorno esploriamo un po', proseguendo lungo le pareti i gradi si fanno più tosti e la roccia è strapiombante e piena di canne e di stalattiti. Classica sensazione di voler saper scalare molto meglio per poter godere a pieno di questa meraviglia naturale.
Per concludere in bellezza corriamo al fiume per fare un tuffo nelle pozze ghiacciate, ed il sole tramonta con tanto stile.

 

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Scarpe pucciate in fiumi di fango

• Disagio

Parte fondamentale e sempre poco considerata della slacklife è il disagio. Posso considerarmi un pochino meteoropatica spesso il maltempo mi incupisce.
Anatolia è il settore più distante, ma anche più affascinante, le highline sono montate sopra giganti falesie, dallo spot si può vedere molto bene la valle, la natura e tutte le montagne. Per raggiungerlo ci si perde sempre, o quasi. Il sentiero risale il bosco fino ad arrivare ad una corda appesa sulla roccia, da lì una piccola scalatina avvinghiandone i nodi e poi un sentiero un po' più battuto. Insomma, ogni volta finivo su una traccia diversa, spesso mi son sentita completamente perduta.
Quella mattina uggiosa di turno ad Anatolia il miracolo volle che non fossi sola a raggiungere lo spot, e che Joshi, aka Champion, e Marc decidessero di unirsi a me nonostante il maltempo. Piovigginava ma le previsioni prevedevano un netto miglioramento durante la mattinata. Purtroppo erano tutte menzogne. Il tempo era orrendo, dopo aver checckato gli ancoraggi ho provato a fare una mini session sopra un'ottanta metri fradicia e pesante che si divincolava sotto di me urlandomi di scendere. Per il resto ho passato il tempo incastrata sotto ad una roccia un poco strapiombante che mi permetteva di avere la testa e mezzo busto riparati dalla pioggia. Seduta sul mio materassino ho aspettato pazientemente che il cambio turno dell'una arrivasse al più presto, così da poter scappare via da quella gelida e bagnata situazione. Nel pomeriggio come per magia il sole è spuntato e la giornata si è fatta bollente, abbiamo così deciso con Champion di correre giù a Trebenna, il nuovo settore di quest'anno con due splendide 150 metri. E il caldo ha fatto resuscitare il mio animo italiano.

 

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Inanc alle prese con i fornelli

• Riggers House

Nella riggers house la cena è il momento fondamentale di convivialità, per il resto della giornata ci si vede poco, siamo sempre in settori separati a fare i nostri turni. Inanc e Nazla cucinano tutte le cene, si mangia bene, e si ride bene soprattutto, ci si sente a casa.
C'è chi nasconde la nutella in un cassetto per non farla trovare all'italiana, chi si abbuffa di tahin, chi mangia a colazione giganti scodelle di muesli e chi non è mai sazio. E soprattutto c'è il caffè, elemento fondamentale per proseguire la giornata, due grandi caffettiere e una più piccina dominano i fornelli. Ogni giorno innumerevoli moka vengono riempite, svuotate e ririempite.
E poi ancora più importante c'è la torta di Helmut, vegana, ridondante di cioccolato, di quelle che solo a guardarle ti fanno venire le lacrime agli occhi. Ogni giorno vengono preparate un paio di torte, per essere vendute il giorno seguente. Comincia così la lotta tra la nostra voracità e il reale scopo di quel dolce meraviglioso, il solo passarci di fianco ed odorarne il profumo ti stecchisce. Non riusciamo a controllarci, il primo giorno la torta sparisce nell'arco di un'ora. La tattica allora è quella di nasconderla nel forno, ma viene scoperta facilmente, e finisce ancora. Comincio quasi a stare male per quanta torta mangio, ma è talmente buona che non riesco a mantenere il controllo. A fine meeting, Helmut preparata due giganti torte per il compleanno di Raf, impazzisco e per tre giorni colazione pranzo e cena mi nutro quasi principalmente di quella. Non penso mi abbia fatto molto bene.

 

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Tino e l'Unic-high-cle

• Highline

Le linee sono tante, belle e anche difficili, e ognuno si ingegna per giocarci a suo modo. Tino ogni giorno parte da casa con un bel monociclo attaccato dietro lo zaino. La sfortuna vuole che non sia mai riuscita a vederlo destreggiarsi perchè non ci siamo mai incrociati nello stesso settore, ma nei video e nelle foto se la cava assai bene. Ogni tanto torna a casa con qualche ferita da battaglia, non serve neanche che lo racconti, leashfall incontrollati e contusioni contro il metallico attrezzo. Insomma, è follia, eppure non è il solo che ci ha dato dentro al meeting con la unic-high-cle.

 

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Tonnellate di gear ammassato dietro a casa

• Derigging

L'ultimo giorno diluvia, ma diluvia proprio forte. Meno male sono a casa con una tazza di caffè e posso destreggiarmi nella radiolina col mio inglese fluente per scherzare un po' coi poveretti che sono ai settori a lavorare. Nel pomeriggio esce un po' di solicino e vado a River Side, il settore di fianco al campeggio, per smontare le linee rimaste. Il vento è pazzesco, talmente forte che quando arriva la folata fai fatica a stare in piedi. Cerco comunque di avere una parvenza stabile sulla roccia, mentre gli occhi di tutti i beginner sono puntati su di me che smonto una 30 metri molto esposta. Arriva presto Can ad aiutarmi ma dall'altro ancoraggio il nostro lavoro mi sa che ha del comico, ogni volta che arriva il vento forte ci avvinghiamo l'un l'altro urlando. Per l'ultima linea, fine di questo strazio, vado a dare una mano a Marc in cima ad una roccia, per disfare l'ancoraggio. Finisce immediatamente in caciara, urlando canzoni dei Queen a squarciagola e sfasando sul tape irremovibile bagnato ed irrigidito dal freddo.
Torniamo a casa veloci e sfiniti, e quello che ci aspetto è uno stuolo di riggers malati e sdraiati sui divani, letti e pavimenti, mentre Tara e Tikka (figli di Raf e Allison) vagabondano seminudi nella stanza urlano e sbattendo oggetti per terra. Che pace nella casa.
Come concludere in bellezza, i giorni successivi c'è il sole, pian piano c'è chi si ammala e chi invece per fortuna guarisce. Io sono sana come un pesce, ed uso le ultime forze rimaste da questo tour de force per scalare un po' e giocare con gli altri.
Insomma che dire, in questi brevi aneddoti compaiono tante insidie, ma il viaggio è stato stupendo e non ci cambierei proprio niente.
Nei disegni ho preso spunto da alcuni scatti del grande Marc e della mitica Sarah.



                                                                               Lizzie

 

Disegni a tecnica mista:
grafite, penna, olio, pennarelli, matite, scotch, colla, collage, fotocopie.

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